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 Sinodo valdo-metodista 2010 |
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SINODO DELLE CHIESE METODISTE E VALDESI
Torre Pellice (Torino), 22-27 agosto 2010
UFFICIO STAMPA
Casa Valdese, via Beckwith 2, 10066 Torre Pellice (Torino), tel. 0121.950035, fax 0121.91604
A cura dell'Agenzia stampa NEV - Notizie Evangeliche
COMUNICATO STAMPA N. 13
SINODO DELLE CHIESE METODISTE E VALDESI
Concluso i lavori del Sinodo
Maria Bonafede: “Camminare insieme nell'ascolto di Dio e degli altri”
Torre Pellice (Torino), 27 agosto 2010 (SSSMV/13) – Accoglienza, fraternità, scambio, condivisione: queste le parole chiave del discorso della pastora Maria Bonafede, rieletta moderatora della Tavola valdese, a conclusione dei lavori del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi, svoltosi dal 22 al 27 agosto a Torre Pellice nel Pinerolese.
Un discorso, accolto con un applauso scrosciante dai sinodali, che non ha nascosto le difficoltà del camminare insieme, soprattutto quando si affrontano temi difficili come quello delle benedizioni di coppie dello stesso sesso: “Abbiamo vissuto cinque giorni intensi di confronto e scontro, su temi importanti che investono sia la vita della chiesa che quella delle persone. Il Sinodo ci ha dimostrato che il modo di procedere è quello di non perdere mai di vista il valore dell'accoglienza”.
Il Sinodo infatti quest'anno ha posto l'accento non solo sull'accoglienza degli omosessuali nella chiesa e sulla benedizione delle loro unioni, ma anche sull'accoglienza degli immigrati, che a migliaia stanno bussando alle porte delle chiese valdesi e metodiste italiane.
“Accoglienza significa anche arricchimento – ha proseguito Bonafede -. Che cos'è la fede se non l'incontro? L'incontro che cambia, trasforma e arricchisce la vita di chi la riceve. 'Sinodo' vuol dire esattamente questo: camminare insieme, ascoltando la parola di Dio, ma anche le parole e i silenzi delle persone. Abbiamo bisogno gli uni degli altri”.
Per la moderatora Bonafede il Sinodo si è assunta una grande responsabilità aprendo alla benedizione delle coppie dello stesso sesso. Una decisione che non chiude il dibattito, ma che andrà ulteriormente approfondita, verificata, vissuta nella prassi. “Vogliamo essere una chiesa che vive nel confronto e del confronto, senza mai mettere un punto ai ragionamenti, ma una virgola”, ha affermato Bonafede.
Guardando al paese, “che attraversa una profonda crisi morale e politica”, ma anche ai 150 anni dell'Unità d'Italia e ai valori risorgimentali, la moderatora così ha concluso: “vogliamo un paese unito, plurale, laico, e democratico”. E citando la lettera di Paolo ai Romani (12): “Benedite quelli che vi perseguitano. Benedite e non maledite”.
I lavori del Sinodo delle chiese valdesi e metodiste, si sono conclusi con l’elezione delle altre cariche amministrative ed esecutive. Nuova vice moderatora è la metodista Daniela Manfrini; gli altri membri della Tavola valdese eletti sono: Giovanni Anziani, Adriano Bertolini, Giuseppe Ficara, Aldo Lausarot, Ruggero Mica.
Nuovo decano della Facoltà valdese di teologia di Roma è il professor Yann Redalié che subentra a Daniele Garrone, giunto alla fine del suo mandato.
Il Sinodo si è chiuso con un culto liturgico di Santa Cena presso il tempio di Torre Pellice.
Comunicati, interviste e conferenze stampa in video sono disponibili sul sito www.chiesavaldese.org
Il Sinodo apre di fatto alle benedizioni di coppie omosessuali. Ampio consenso raggiunto dopo una lunga ed articolata discussione
Torre Pellice (Torino), 26 agosto 2010 (SSSMV/10) – A conclusione di un lungo, articolato ed approfondito dibattito, questa sera il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi ha approvato con un ordine del giorno la benedizione di coppie dello stesso sesso, “laddove la chiesa locale abbia raggiunto un consenso maturo e rispettoso delle diverse posizioni”.
Una clausola impostasi, data l'impossibilità emersa nel corso delle discussione di un “si” incondizionato reputato ancora prematuro. L'accento è posto infatti sul percorso di maturazione delle stesse coppie e delle rispettive comunità locali. La decisione è stata presa con 105 voti favorevoli, 9 contrari, e 29 astenuti.
“Un passo in avanti chiaro e netto, certo, ma da collocare in un percorso che andrà ancora meglio definito, soprattutto per quanto attiene il rapporto tra le chiese e le stesse coppie omoaffettive”, è stato a caldo il commento del presidente del Sinodo, Marco Bouchard.
Il Sinodo riconosce le differenze nel percorso di integrazione e riconoscimento delle persone omosessuali nelle chiese locali, ed invita al rispetto delle diverse sensibilità dei membri di chiesa. Al tempo stesso il Sinodo “consapevole del fatto che la benedizione, nel contesto esclusivamente liturgico e pastorale delle nostre chiese, testimonia un riconoscimento ed una condivisione annunciata e proclamata della Grazia di Dio rivolta ad ogni creatura umana, esprime con forza la sua convinzione che le parole e la prassi di Gesù, così come esse ci sono testimoniate negli Evangeli, non possono che chiamarci all’accoglienza di ogni esperienza e di ogni scelta improntate all’amore quale dono di Dio, liberamente e consapevolmente vissuto e scelto”.
Di conseguenza, il Sinodo chiede alle chiese di approfondire la riflessione sulla realtà omosessuale all’interno delle chiese stesse e della società. Chiede inoltre che, “ove sorelle e fratelli membri della nostra Chiesa o appartenenti ad una Chiesa evangelica richiedano la benedizione di una unione omosessuale, si proceda nel cammino di condivisione e testimonianza e, laddove la chiesa locale abbia raggiunto un consenso maturo e rispettoso delle diverse posizioni, essa si senta libera di prendere le decisioni conseguenti, rimanendo in costruttivo contatto con gli appositi organismi”.
E alle istituzioni politiche del nostro paese rivolge una richiesta ben precisa: “attenzione verso la situazione di discriminazione delle persone gay-lesbiche-bisex e transessuali, e in particolare la regolamentazione dei diritti delle coppie di fatto”.
Il Sinodo prosegue i lavori con la discussione di una serie di ordini del giorno. Domani si concluderà con le elezioni delle cariche amministrative ed esecutive. (NEV/CS42)
SINODO DELLE CHIESE METODISTE E VALDESI
Torre Pellice (Torino), 22-27 agosto 2010
UFFICIO STAMPA
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COMUNICATO STAMPA N. 9
SINODO DELLE CHIESE METODISTE E VALDESI
“Sì” alla ricerca sulle cellule staminali embrionali
Innovativa decisione del Sinodo
Atteso in serata un ordine del giorno sulle coppie omosessuali
Torre Pellice (Torino), 26 agosto 2010 (SSSMV/09) – Il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi dice “sì” alla ricerca sulle staminali embrionali. Approvando a stragrande maggioranza l’orientamento di fondo del documento 'Cellule staminali. Aspetti scientifici e questioni etiche' - elaborato dalla Commissione bioetica della Tavola valdese – il Sinodo per la prima volta prende posizione su un tema così delicato.
La speranza del Sinodo è che “la ricerca scientifica sulle cellule staminali, anche embrionali, possa contribuire a proporre nuove possibilità terapeutiche, anche per patologie molto gravi”.
Il documento (scaricabile dal sito www.chiesavaldese.org/pages/attivita/bioetica.php) lancia un messaggio audace: 'L'annuncio evangelico ci chiama al rischio dell'interpretazione del messaggio cristiano'. Pertanto il pool di teologi, giuristi, medici, scienziati e ricercatori che lo hanno stilato, si dice favorevole “alla possibilità che la ricerca si avvalga di embrioni 'sovrannumerari', altrimenti destinati alla distruzione”. La Commissione bioetica nel documento giunge alla seguente conclusione: 'Qualsiasi soluzione si voglia dare a una questione così annosa e controversa, a noi sembra evidente che la blastocisti non possieda alcuna caratteristica che permetta di identificala con un essere umano'. Meglio rinunciare a ogni 'atteggiamento pregiudizialmente difensivo' e guardare al progresso scientifico 'in una prospettiva laica, in grado di coglierne i limiti e le potenzialità emancipative'.
“Da un punto di vista dell'etica protestante le questioni attinenti alla vita dell'essere umano non sono mai soltanto di natura biologica, ma devono tener conto sempre della biografia del soggetto, nonché della sua capacità di scelta libera e responsabile”, è quanto ha spiegato nel corso di una conferenza stampa tenutasi oggi a Torre Pellice, la pastora Erika Tomassone, membro della Commissione bioetica.
La conferenza stampa, incentrata sui temi della bioetica, è stata l’occasione per presentare un’iniziativa portata avanti dalle chiese valdesi e metodiste di Torino, Milano, Bologna, Trieste, Napoli, quella cioè della istituzione di un registro di testamenti biologici. “Vuol essere un segnale concreto che le chiese offrono ai cittadini, a prescindere dal loro orientamento religioso o non” ha spiegato Michel Charbonnier, che a Trieste è stato promotore di tale iniziativa. “Chi desidera depositare le sue direttive di fine vita, può farlo, presentandosi ai nostri sportelli, - ha spiegato il pastore, sottolineando come l’iniziativa abbia già riscosso molto successo presso la cittadinanza. “Seppur simbolicamente, cerchiamo di colmare un vuoto legislativo che esiste nel nostro paese, dando una risposta evangelica alla domanda sulla dignità della vita, della morte e una testimonianza di laicità”, ha concluso. (Per informazioni: www.milanovaldese.org)
In questo momento il Sinodo ha ripreso il dibattito sulla benedizione delle coppie omosessuali. Atteso in serata un ordine del giorno in merito. (NEV/CS41)
SINODO DELLE CHIESE METODISTE E VALDESI
Torre Pellice (Torino), 22-27 agosto 2010
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COMUNICATO STAMPA N. 8
SINODO DELLE CHIESE METODISTE E VALDESI
Il Sinodo ringrazia il presidente Napolitano per aver ricordato il Cinquantenario
del Servizio Cristiano di Riesi fondato dal pastore e senatore Tullio Vinay.
Tra gli altri temi:
la nomina della pastora Letizia Tomassone a professore incaricato della Facoltà valdese, la convocazione ecumenica internazionale per la pace di Kingston 2011, l'8 per mille
Torre Pellice (Torino), 26 agosto 2010 (SSSMV/08) – Il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste riunito a Torre Pellice (TO), ormai giunto al suo penultimo giorno di lavori, ha trattato questa mattina delle finanze e delle questioni legate alla diaconia. In particolare, i deputati hanno esaminato il Servizio cristiano di Riesi (CL) opera sociale e di vita comunitaria fondata nel 1961 dal pastore valdese e senatore della Repubblica, Tullio Vinay, che portò in una delle zone più depresse della Sicilia, una scuola materna ed una elementare, una biblioteca, una scuola di formazione meccanica e un centro agricolo. A proposito del Cinquantenario del Servizio cristiano che si celebrerà l'anno prossimo, il Sinodo ha ringraziato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per aver ricordato l'anniversario in un messaggio nel quale ha espresso “solidarietà per il lavoro svolto con particolare impegno e con successo grazie all'impegno del Servizio Cristiano, nato negli anni '60 per iniziativa di Tullio Vinay”. Attuale direttore dell'opera è Gianluca Fiusco.
Il Sinodo si è occupato del corpo docente della Facoltà valdese di teologia di Roma, nominando la teologa Letizia Tomassone, pastora valdese, nonché vice presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), professore incaricato di Teologia pastorale ed esercizio dei ministeri nella chiesa, con particolare enfasi sulla problematica di generi e ministeri e prassi pastorale e tematiche di genere.
Un ordine del giorno ha posto l'attenzione sulla Convocazione ecumenica internazionale per la pace che si terrà nel maggio 2011 a Kingston (Giamaica) per iniziativa del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC). In particolare, il Sinodo ha deciso di trasmette alle chiese il documento del convegno preparatorio a Kingston “Chiese strumento di pace?”, tenutosi a Milano il 2 giugno scorso. Il Sinodo ha inoltre invitato le chiese a prendere visione del documento del CEC “Gloria a Dio e pace sulla terra” - il cui esame verrà affidato alla Commissione per l'ecumenismo – e a sostenere “con la preghiera e con l'azione” il cammino per la riconciliazione intrapreso con il “Decennio per superare la violenza (1998 – 2011) di cui Kingston è la conclusione.
Tra gli altri adempimenti il Sinodo ha approvato l'operato della Tavola valdese per quel che riguarda l'8 per mille di cui è stata presentata la ripartizione annuale, suddivisa per il 70% in finanziamenti a progetti sociali, culturali e assistenziali in Italia, per il 30% riguardante progetti all'estero. In base ai dati di quest'anno, l'8 per mille ai valdesi e metodisti ha registrato un significativo incremento grazie all'aumento delle firme alla Chiesa valdese da parte dei contribuenti.
I lavori del Sinodo proseguiranno nella seconda metà del pomeriggio con la ripresa del dibattito sulla benedizione alle coppie dello stesso sesso. (NEV/CS40)
Diritti dei gay l'Italia è in ritardo
Intervista a Maria Bonafede, moderatora della Tavola Valdese, l’esecutivo della Chiesa evangelica valdese
Benedizione delle coppie omosessuali; i 150 anni dell’Unità d’Italia; una chiesa sempre più multietnica che vive l’universalità della fede cristiana; l’otto per mille che nell’anno in corso ha registrato un incremento grazie all’aumento delle firme alla Chiesa valdese da parte dei contribuenti. Sono i temi affrontati dal Sinodo delle chiese valdesi e metodiste in questi giorni a Torre Pellice (To), capoluogo delle “valli valdesi” del Piemonte.
Ieri si è discusso dei 150 anni dell’Unità d’Italia, una ricorrenza sentita dal protestantesimo storico italiano.
“L’Unità d’Italia dev’essere non solamente il ricordo del 1861, ma una occasione per pensare all’Italia di oggi', ha detto Maria Bonafede (nella foto), moderatora della Tavola Valdese. 'Come protestanti celebreremo questo anniversario con grande convinzione, ma lo faremo anche per esprimere la nostra preoccupazione per la deriva democratica, culturale ed etica del nostro paese. Ci preoccupa molto un sistema di corruzione arrivato a livelli devastanti. Corruzione che da sempre esiste, è vero, ma che oggi viene spettacolarizzata e pretende immunità”.
Si parla di una Chiesa “alla svolta” sulla benedizione delle coppie omosessuali, è vero? Cosa vuol dire, Maria Bonafede, benedire le coppie omosessuali? “Nelle nostre comunità i membri di chiesa gay e lesbiche chiedono, e a pieno titolo, di poter vedere riconosciuti i loro diritti e di poter benedire le loro unioni. Le posizioni all’interno della nostra chiesa sono ovviamente le più diverse. Ritengo importante il fatto che le nostre chiese possano discutere serenamente e che si possa arrivare a un documento che contenga le indicazioni per il confronto futuro. Molti membri del sinodo hanno qui sfilato con il triangolo rosa, simbolo con il quale venivano identificate le persone omosessuali internate nei campi nazisti. Proprio per denunciare l’indifferenza e l’arretratezza del nostro paese rispetto al riconoscimento dei diritti civili delle persone omosessuali. Ribadiamo che è necessario che il nostro paese formuli delle leggi sulle unioni civili. Nella chiesa, invece, desideriamo che si possa arrivare ad un atto liturgico, che ovviamente ancora non è previsto”.
Le chiese valdesi e metodiste sono sempre più multietniche, con credenti che provengono da altri paesi. Cosa vuol dire oggi essere Chiesa insieme? “Vuol dire cambiare il proprio modo di pensare, le nostre abitudini liturgiche, musicali, insomma riuscire a trovare una nuova veste che possa coprire noi e loro. L’incontro ci avvicina anche alle ingiustizie che questi fratelli e sorelle subiscono nel nostro paese: discriminazione, difficoltà a trovare case e lavoro. Le nostre chiese attraverso la fraternità nei loro confronti sono anche investite di un grosso problema sociale e politico e quindi devono farsi araldi e sostenitori della libertà e dei diritti nell’Italia di oggi”
(intervista a cura di Gian Mario Gillio, direttore della rivista “Confronti”, in “l'Unità” del 25 agosto 2010) |
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 Maria Bonafede |
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Il “Camper dell'amicizia con il popolo rom e sinti”
Alla conferenza stampa, presieduta dal direttore della rivista “Confronti” Gian Mario Gillio, sono intervenuti anche il parlamentare Giuseppe Giulietti, come portavoce di “Articolo 21”, e Marco Pannella, presidente del senato del partito radicale nonviolento transnazionale. Hanno quindi preso la parola i rappresentanti di alcune associazioni che partecipano all'iniziativa. Tra questi, Tonio Dell'Olio, dell'associazione Libera, Rocco Luigi Mangiavillano, operatore della comunità Capodarco di Roma, Salvo Di Maggio e Fabrizio Massara e Mirko Grga della cooperativa Ermes di Roma. Il programma dettagliato delle cinque tappe del camper dell'amicizia è disponibile sul sito www.ucebi.it Ascolta e guarda la conferenza stampa sul sito di Radio radicale http://www.radioradicale.it/scheda/305468
Anna Maffei: “Sì alla resistenza spirituale e culturale alla disumanizzazione”
Roma (NEV), 23 giugno 2010 - Il viaggio del “Camper dell'amicizia con il popolo rom e sinti”, promosso dall'Unione cristiana evangelica battista d'Italia (UCEBI), si è concluso il 20 giugno a Bari presso la chiesa pentecostale Bethel, con un culto presieduto dalla pastora Anna Maffei, presidente dell'UCEBI. Il Camper era partito lo scorso 15 giugno da Marghera (VE), per fare tappa a Torino, Firenze, Roma e Napoli. Le chiese evangeliche locali, insieme ad associazioni quali Amnesty International, Gruppo Abele, Ermes, Comunità di Capodarco, e alla popolazione romanì, hanno organizzato gli incontri con culti, testimonianze, momenti musicali e conviviali (vedi NEV 24/10). La pastora Maffei, a conclusione del viaggio, ha risposto ad alcune domande dell'Agenzia stampa NEV.
Presidente Maffei, lei ha partecipato al viaggio del “Camper dell'amicizia con il popolo rom e sinti”. Può darci una sua valutazione in merito?
L'iniziativa aveva fra i suoi scopi quello di denunciare un clima pericolosissimo di intolleranza verso il popolo rom, peggiorato in questi ultimi anni, che si nutre di disinformazione e pregiudizio e che ha già prodotto frutti avvelenati qui in Italia, particolarmente evidenti nell'indifferenza con cui l'opinione pubblica accoglie gli sgomberi forzati e la distruzione delle baracche di gruppi rom nelle nostre città. Questo camper itinerante ha promosso incontri dentro e fuori le chiese con persone di cultura rom e sinti diverse per provenienza e storia di vita. Il contatto, l'incontro, l'ascolto di esperienze, anche drammatiche, ci ha fatto aprire gli occhi e considerare le questioni nella loro complessità. L'iniziativa ha incoraggiato molti a fermarsi a riflettere, a smascherare le manipolazioni dell'informazione, ha svelato la diffusa ignoranza, ci ha costretto a guardarci dentro. La valutazione è dunque positiva ma si tratta soltanto di un inizio.
Quali problemi sono emersi con maggiore forza da questo viaggio-incontro?
Gli incontri hanno stimolato il nostro desiderio di conoscere di più il popolo romanì, termine che include rom e sinti. Il primo problema è infatti la disinformazione che è madre del pregiudizio. Chi di noi sapeva che i rom in Italia sono soltanto 150.000, che circa l'80% di loro sono cittadini italiani e che metà di essi sono bambini? Come può una popolazione di 60 milioni di abitanti aver paura di poche migliaia di ragazzini? E allora abbiamo compreso che se c'è un'emergenza rom è quella di aver condannato migliaia di persone alla violazione dei loro diritti umani e civili. L'emergenza non è nostra ma è loro.
Rappresentanti di Amnesty International ci hanno illustrato un esempio concreto di queste violazioni nel 'Piano nomadi' varato a Roma contro il quale è in corso una raccolta di firme in tutto il mondo. Il piano nomadi è sbagliato a cominciare dal nome, dato che la gran maggioranza dei romanì non sono affatto nomadi, ma aspirano a vivere in case normali, a lavorare, a formarsi professionalmente, proprio come noi. Distruggere le loro baracche, deportarli in 'villaggi attrezzati' che altro non sono che ghetti isolati, recintati e controllati come carceri a cielo aperto, non è operare per l'integrazione, ma allontanarli come appestati. C'è chi questa distruzione la chiama 'bonifica'. Scivoliamo verso politiche di disumanizzazione e spesso non ce ne accorgiamo nemmeno.
Dopo il successo del camper, L'UCEBI intende proseguire su questa strada, e se sì con quali iniziative?
Questa iniziativa è stata promossa dall'UCEBI ma l'organizzazione delle singole tappe è stata affidata alle chiese locali. Dunque sono le realtà locali in primo luogo chiamate a non disperdere questa esperienza, ma a far crescere l'amicizia, la conoscenza, la fiducia reciproca fra romanì e gagé (termine in lingua romanì per definire i non rom). Per quanto mi riguarda affermo con forza che la resistenza spirituale e culturale alla disumanizzazione di tutti gli esseri umani in Italia e nel mondo va proseguita con tenacia e senza sconti. Così come la lotta alla povertà. Se, come abbiamo anche constatato, questa battaglia di civiltà non vanta popolarità fra i nostri connazionali questa è una ragione in più per aumentare la vigilanza e farlo insieme a tutti coloro, chiese e associazioni, che credono ai principi di uguaglianza, dignità e pari opportunità che sono alla base della nostra civiltà e della nostra fede.
Amnesty sulla Libia: riforme ferme, ne soffrono i diritti umani
In un nuovo rapporto Amnesty International ha affermato che la situazione dei diritti umani in Libia risente dell'assenza di riforme, nonostante il paese intenda giocare un ruolo di maggior rilievo sul piano internazionale.
Articolo di: Amnesty International Italia
Foto di Amnesty International
Il rapporto, intitolato 'La Libia di domani: quale speranza per i diritti umani?', denuncia il ricorso alle frustate per punire le adultere, la detenzione a tempo indeterminato e le violenze nei confronti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati così come i casi irrisolti di sparizioni forzate di dissidenti. Di fronte a tutto questo, le forze di sicurezza restano immuni dalle conseguenze delle loro azioni. 'Se la Libia vuole essere credibile sul piano internazionale, le autorità devono assicurare che nessuno sia al di sopra della legge e che tutte le persone, comprese le più vulnerabili ed emarginate, vengano protette dalla legge. La repressione del dissenso deve cessare' - ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. Le violazioni dei diritti umani continuano a essere commesse dalle forze di sicurezza, in particolare dall'Agenzia per la sicurezza interna (Asi), che pare avere poteri incontrastati di arrestare, imprigionare e interrogare persone sospettate di essere dissidenti o di svolgere attività legate al terrorismo. Queste persone possono essere trattenute senza contatti con l'esterno per lunghi periodi di tempo, torturate e private dell'assistenza legale. Centinaia di persone languono nelle prigioni libiche, anche dopo la fine della pena o dopo essere state assolte da un giudice, nonostante negli ultimi anni ne siano state rilasciate altrettante, tra cui alcune detenute illegalmente. Mahmut Hamed Matar è in prigione dal 1990. Dopo 12 anni di carcere in attesa di giudizio, è stato condannato all'ergastolo al termine di un processo gravemente irregolare, in cui sono state utilizzate come prove dichiarazioni rese sotto tortura. Suo fratello, Jaballah Hamed Matar, un dissidente, è stato vittima di sparizione forzata nel 1990 al Cairo, Egitto. Le autorità libiche non hanno fatto nulla per indagare sulla sua scomparsa. Nel corso della sua visita alla prigione di Jdeida, nel maggio 2009, Amnesty International ha incontrato sei donne condannate per 'zina' (relazione sessuale tra un uomo e una donna al di fuori di un matrimonio legale). Quattro erano state condannate a periodi di carcere tra tre e quattro anni, le altre due a 100 frustate. Altre 32 donne erano in attesa del processo per la medesima imputazione. Mouna (nome di fantasia) è stata arrestata nel dicembre 2008 dopo aver partorito. La direzione ospedaliera del Centro medico di Tripoli avrebbe informato la polizia che c'era stato un parto al di fuori del matrimonio. Mouna è stata arrestata mentre era ancora ricoverata, sottoposta a un breve processo e condannata a 100 frustate. All'indomani degli attacchi dell'11 settembre 2001 negli Usa, le autorità libiche hanno fatto ricorso all'argomento della 'guerra al terrore' per giustificare la detenzione arbitraria di centinaia di persone considerate voci critiche o una minaccia alla sicurezza nazionale. Gli Usa hanno rinviato in Libia alcuni cittadini libici, precedentemente detenuti a Guantánamo Bay o in carceri segrete. Tra questi, Ibn Al Sheikh Al Libi, che si sarebbe poi suicidato nel 2009 nella prigione di Abu Salim. Nessun particolare delle indagini condotte sulla sua morte è stato reso noto. I cittadini libici sospettati di attività legate al terrorismo rimandati nel paese continuano a rischiare la detenzione senza contatti con l'esterno, la tortura e processi gravemente irregolari. Amnesty International ha riscontrato un modesto aumento della flessibilità delle autorità libiche nei confronti di coloro che le criticano. Dalla fine del giugno 2008, hanno permesso lo svolgimento delle proteste da parte delle famiglie dei prigionieri uccisi nel 1996 ad Abu Salim, il carcere in cui si ritiene che fino 1200 detenuti siano stati vittime di esecuzioni extragiudiziali. Gli attivisti per i diritti umani, tuttavia, subiscono ancora persecuzioni e arresti mentre le autorità continuano a non rispondere alla loro richiesta di verità e giustizia. Negli ultimi due anni, la Libia ha rilasciato una quindicina di prigionieri di coscienza ma non li ha risarciti per le violazioni subite né ha riformato le draconiane norme che limitano severamente i diritti alla libertà d'espressione e di associazione. Migranti, rifugiati e richiedenti asilo, in maggior parte provenienti dall'Africa e in cerca di salvezza in Italia e in altri paesi dell'Unione europea, trovano invece arresti, detenzioni a tempo indeterminato e violenze in Libia. Il paese non ha firmato la Convenzione delle Nazioni Unite sullo status di rifugiato dl 1951. Pertanto rifugiati e richiedenti asilo vengono rimandati indietro senza riguardo per il loro bisogno di protezione. All'inizio di giugno, le autorità libiche hanno comunicato all'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati che doveva lasciare il paese, un gesto che avrà probabilmente un grave impatto sui rifugiati e sui richiedenti asilo. La pena di morte continua a essere usata in modo massiccio, in particolar modo nei confronti dei cittadini stranieri, e può essere applicata per un'ampia gamma di reati, comprese attività che corrispondono al pacifico esercizio dei diritti alla libertà d'espressione e d'associazione. Il direttore generale della polizia giudiziaria ha informato Amnesty International che, nel maggio 2009, i prigionieri nei bracci della morte erano 506, circa la metà dei quali cittadini stranieri. 'I partner internazionali della Libia non possono ignorare l'agghiacciante situazione dei diritti umani in nome dei loro interessi nazionali' - ha sottolineato Hassiba Hadj Sahraoui. 'Come membro della comunità internazionale, la Libia ha la responsabilità di rispettare gli obblighi in materia di diritti umani e occuparsi delle violazioni anziché nasconderle. La contraddizione di un paese che contemporaneamente fa parte del Consiglio Onu dei diritti umani e rifiuta le visite dei suoi esperti indipendenti sui diritti umani, è stridente.'
Ulteriori informazioni Il rapporto diffuso oggi, aggiornato fino alla metà del maggio 2010, è basato in parte su una visita di Amnesty International in Libia, la prima in cinque anni, durata una settimana nel maggio 2009. La visita era stata preceduta da lunghi negoziati con le autorità di Tripoli. Amnesty International aveva chiesto di visitare non solo la capitale ma anche le città del sud-est e dell'est del paese. Alla fine, l'itinerario è stato limitato a Tripoli e a una breve visita a Misratah. La visita è stata facilitata dalla Fondazione internazionale Gheddafi per la beneficienza e lo sviluppo, un organismo diretto da Saif al-Islam al-Gheddafi (figlio del leader libico, il colonnello Mu'ammar al-Gheddafi) che ha agevolato l'accesso di Amnesty International in alcuni centri di detenzione e collaborato ad assicurare il rilascio di alcuni detenuti. I delegati di Amnesty International hanno discusso con alti funzionari governativi le preoccupazioni di lunga data per le violazioni dei diritti umani, hanno incontrato esponenti delle istituzioni della società civile e ottenuto di visitare alcuni prigionieri detenuti per motivi di sicurezza o in quanto migranti irregolari. Le autorità competenti per la sicurezza hanno impedito ai delegati di Amnesty International di recarsi a Bengasi, come invece previsto, per incontrare i familiari di vittime di sparizioni forzate e hanno negato loro di visitare svariati prigionieri. Nell'aprile 2010, Amnesty International ha inviato le sue conclusioni alle autorità libiche dicendosi disponibile a integrarle con eventuali osservazioni da parte loro, ma non ha ricevuto alcuna risposta.
Fonte: Amnesty International
Appello delle riviste di ispirazione cristiana contro la legge bavaglio
Non possiamo sperare di ricevere informazioni veritiere per sovrana concessione. Abbiamo il dovere di cercarle e, una volta trovate, di verificarle, di soppesarle, di confrontarle e di valutare se possano o meno avere una rilevanza pubblica. E quindi pubblicarle. La responsabilità di chi fa informazione è grande, ma altrettanto grande deve essere l´autonomia e la libertà di cui i giornalisti devono godere in ogni Paese democratico. Lo dice l´art. 21 della Costituzione, sia quando garantisce che “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”, sia nella affermazione, appena precedente a questa, in cui si sancisce il diritto “di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Un diritto che ne sottintende uno ancora più grande: quello di poter conoscere, per poi liberamente scegliere.
Cercare informazioni è un lavoro difficile, ma significa cercare la verità, o almeno tentare di avvicinarsi ad essa il più possibile. Questa la missione del giornalista, questa la missione di ogni persona di buona volontà. Ma il disegno di legge governativo sulle intercettazioni pone alla ricerca della verità molte, troppe limitazioni che, impedendo di portare alla luce fatti e circostanze, compromette alla radice il perseguimento di quel bene comune che è, anche secondo il magistero sociale delle Chiese cristiane, il fine ultimo della politica. Mai come in questi ultimi anni la dimensione etica del tessuto sociale e civile, nel nostro Paese, è stata minacciata. La risposta non può essere un minore, bensì un maggiore senso della verità. E quindi una maggiore tutela della libertà di informazione. Oltre ai limiti posti alla magistratura e ai mass-media dal disegno di legge in discussione, l´aggressione alla libertà di informazione minaccia l´essenza stessa della democrazia. E l´essenza stessa del cristianesimo, per cui solo la verità fa veramente liberi.
Firmatari (in ordine alfabetico):
Adista (agenzia di informazione politico-religiosa), Appunti alessandrini (newsletter per un dibattito politico), Appunti di cultura e politica (bimestrale pubblicato a cura di 'Città dell´uomo'. Associazione fondata da Giuseppe Lazzati), Caposud (bimestrale di informazione sul Sud del Mondo), Cem Mondialità (mensile di educazione interculturale), Cdbitalia.it (portale di informazione delle Comunità Cristiane di Base), Cercasi un fine (periodico di cultura e politica – Bari), Confronti (mensile di fede, politica e vita quotidiana), Coscienza (mensile del Meic – Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale), Cristiano Sociali News (quindicinale del movimento dei Cristiano Sociali), Il dialogo (periodico di Monteforte Irpino), In dialogo (notiziario della Rete Radié Resh di Quarrata), Itinerari (periodico del Centro Studi “Briuno Longo” - Torino), Gentes (bimestrale della Lega Missionaria Studenti), Gioventù Evangelica (GE, rivista trimestrale della Federazione Giovanile Evangelica Italiana), Koinonia (mensile dei domenicani di Pistoia), La Tenda (foglio di collegamento del gruppo “La Tenda”), Missione Oggi (mensile di approfondimento e opinione dai missionari saveriani), Missionari Saveriani (mensile di notizie, testimonianze e proposte missionarie), Mosaico di Pace (mensile promosso da Pax Christi), Nigrizia (mensile dei missionari comboniani), il foglio (mensile di alcuni cristiani torinesi), Il Margine (rivista dell´associazione Oscar A. Romero), Il Missionario (mensile delle missioni ed opere dei religiosi stimmatini) Il tetto (bimestrale di cultura religiosa e politica) L´Invito (trimestrale d´informazione e riflessione religiosa politica e culturale), Peacelink (portale di informazione ecopacifista), Pretioperai (mensile del movimenti dei preti operai), Proposta Educativa (mensile del Mieac – Movimento di Impegno Educativo di Azione Cattolica), Qualevita (bimestrale di riflessione e informazione nonviolenta), Qol (bimestrale di studi ebraico-cristiani), Riforma (settimanale delle Chiese Evangeliche Battiste, Metodiste e Valdesi), Segno (mensile di cultura e politica – Palermo), Tempi di Fraternità (mensile di attualità, ricerca e confronto comunitario), Testimonianze (rivista fondata da Ernesto Balducci), Uni-versum (periodico quadrimestrale per il futuro dell´umanità nella polis e nell´ecumene), Viottoli (semestrale di formazione comunitaria della Cdb di Pinerolo - To)
Quando il Pesce d’aprile
viene rispedito al mittente
di Gian Mario Gillio*
A pochi giorni dalla conferenza stampa promossa da “Confronti”, Articolo 21, “Riforma” e il Coordinamento di riviste italiane di cultura indetta per presentare l’appello dal titolo “Editoria: no all’abrogazione delle tariffe postali agevolate” possiamo tornare sul tema editoria e citare alcuni dati emersi in occasione dell’incontro al quale hanno partecipato, tra gli altri, i politici Giuseppe Giulietti, Vincenzo Vita e Roberto Zaccaria, Valdo Spini; sindacati e cooperative, Roberto Natale (Fnsi) e Carlo Verna (Usigrai), Lelio Grassucci (Mediacoop), Maurizio Andriolo (Inpgi); molti editori, tra i quali Luca Leone e Luca Burei che hanno presentato l’appello indirizzato a Scajola e Tremonti lanciato su facebook e che ad oggi ha superato le 6000 firme. All’incontro erano presenti numerosi giornalisti e la redazione di Noidonne con Elena Ribet ha lanciato una proposta per nuove mobilitazioni. La troverete – insieme alla proposta di Giulietti di salire sul tetto di una redazione per illuminare la protesta – in fondo a questo articolo pubblicato dal settimanale “Riforma”, in uscita in questi giorni.
C’è una novità. Ed è che questa volta nessuno ci è voluto passare sopra, noi per primi. Come ricorderete, nei giorni scorsi abbiamo lanciato un appello (una lettera indirizzata alle tre più altre cariche istituzionali del nostro paese) e il nostro allarme ha raccolto adesioni importanti e più di 400 firme presentate alla Camera dei Deputati. Ma che cos’è accaduto? Un ulteriore attacco a chi, con il proprio lavoro, volontariamente o meno, disturba il pensiero unico dominante nel nostro paese. A dire il vero ci sarebbe un'altra novità. L’Italia ha finalmente potuto vedere in tv – «voce della verità» di questo paese – come si può e talvolta si deve dissentire, anche apertamente, su posizioni che il «nostro» presidente del Consiglio impone, e Fini, non solo come presidente della Camera ma espressione di maggioranza, ne ha dato prova.
Torniamo a noi. Taglio dopo taglio, censura dopo censura, si è deciso di indebolire informazione e cultura ritenute inutili da chi tiene le redini del nostro paese. Nel giro di pochi giorni e a distanza di un mese dall’eliminazione del diritto soggettivo per i contributi (comma 62 dell’art. 2 – ex 53bis), per un settore che attraversava già una difficile congiuntura a tutti ben nota, arrivano altre due belle manovre governative: prima il taglio introdotto nel decreto «mille proroghe » delle provvidenze statali a favore delle emittenti radiofoniche e televisive locali e poi, con un vero e proprio colpo di mano, il 31 marzo scorso, arriva – firmato da Tremonti e Scajola – il decreto interministeriale (non parlamentare) che impone, dall’oggi al domani e senza aver sentito le parti interessate, la sospensione delle tariffe agevolate postali costringendo di fatto gli editori a dover raddoppiare le spese di spedizione. Gli editori dal primo aprile, dunque, hanno dovuto trovare 15,3 centesimi di differenza per spedire il proprio giornale ai lettori abbonati. Bel pesce d’Aprile! Sono 6500 le case editrici attive sul territorio italiano, di cui la maggior parte «piccole e medie»: termine improprio, data la produzione libraria e la mole di lavoro che producono con la loro attività. Sono una vera ventata d’ossigeno per il nostro panorama culturale, creano occupazione diretta e indiretta, nell’indotto: tipografie, cartiere, legatorie, colorifici, trasportatori, giornalisti, allestitori di fiere o Saloni del libro. Che cosa accadrebbe se dovessero chiudere i battenti, in quanti perderebbero il posto, quante le famiglie coinvolte? A pochi giorni dall’inaugurazione del Salone del libro di Torino, siamo certi che gli editori affronteranno questo tema con allarmate discussioni all’interno dei propri stand. Una sala pubblica? Probabilmente un’utopia. La decisione – sempre che il governo non faccia marcia indietro dopo le proteste dei giorni scorsi – avrà ricadute pesanti anche per le numerose pubblicazioni sociali, religiose, locali, divulgative e in genere «non profit» che costituiscono una non trascurabile piattaforma culturale nazionale. Nel concreto: l’incremento di spesa – parliamo ora di libri – è di oltre il 700 per cento (una spedizione che prima del 1° aprile costava 0,97 euro all’editore, ora ne costa 7,00. Questo vuol dire che chi nel 2009 ha avuto – verosimilmente – 3000 euro di spese postali, nel 2010 ne avrà circa 21.000. L’equivalente più o meno di due contratti part-time o di una assunzione a tempo pieno. Dati alla mano, stupisce il fatto che sia proprio il ministero dello Sviluppo economico – la cui esistenza dovrebbe spingere in senso esattamente opposto – a decretare questa tragedia per il settore editoriale e per i suoi addetti. Mentre tutto il mondo dell’editoria appoggiato da molti politici del Pdl e del Pd, da sindacati di categoria e di cooperative, abbonati, lettori, intellettuali, si è accorto di questo obbrobrio interministeriale e ha chiesto ad alta voce il ripristino delle condizioni precedenti, protesta «bipartisan» mossa anche da cattolici (con le loro numerose pubblicazioni) e dalle chiese evangeliche, colpisce invece il silenzio di molti media televisivi, ormai fedeli al «minzoliniano» insegnamento. Forse anche noi editori dovremmo occupare il tetto di una redazione come hanno fatto molti operai per far ascoltare la loro protesta. L’alternativa sarebbe quella di mettere al rogo nelle piazze italiane le nostre pubblicazioni «inutili» – Calderoli docet – per fare notizia!
direttore di “Confronti”*
Conferenza stampa
Editoria: no all'abrogazione delle tariffe agevolate
mercoledì 21 alle 13 presso la Camera dei Deputati - Sala del Mappamondo (via della Missione, 4)
è stato presentato l'appello
promosso
dalla rivista 'Confronti', da Articolo 21, dal settimanale 'Riforma' e dal Coordinamento riviste italiane di cultura (Cric)
e indirizzato alle tre cariche istituzionali più importanti.
all'appello hanno aderito:
Fnsi; Cgil; Flc-Cgil; Legacoop; Mediacoop; Tavola della Pace; 'Terra'quotidiano ecologista; 'Carta'; Leggere Tutti; Lettera Internazionale; Casa editrice Tilgher-Genova; Arci; Adista; Edizioni Estemporanee; Cem Mondialità; Tilgher Editore; Bulzoni Editore; Infinito edizioni; Emi; Cem Mondialità; Edizioni di Soria e Letteratura; Edizioni San Marco dei Giustiniani; Temi di Predicazione - Omelie; Pagine; Edipuglia; Parolechiave; Argomenti Umani; Missionari Saveriani; Tempi di Fraternità... e tanti altri.
GUARDA IL VIDEO DELLA CONFRENZA STAMPA CLICCANDO SUL LINK SOTTO
http://webtv.camera.it/portal/portal/default/Archivio?IdEvento=463&IdIntervento=903
LEGGI L'APPELLO
- Al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - Al presidente del Senato Renato Schifani - Al presidente della Camera Gianfranco Fini
Dal primo aprile tutte le tariffe agevolate a favore dell’editoria sono state abrogate, con particolare riferimento alla spedizione degli abbonamenti. Il decreto interministeriale del 31 marzo ha soppresso una norma fondamentale per la sopravvivenza di giornali, riviste e case editrici. Un nuovo colpo all’editoria, dopo l’eliminazione del diritto soggettivo per i contributi (comma 62 dell’art.2 - ex 53 bis), per un settore che attraversa una difficile congiuntura a tutti ben nota, governo compreso. Si tratta, quest’ultimo, di un provvedimento pericoloso e inaccettabile, sbagliato sia nel metodo che nel merito che intendiamo contrastare, convinti di vivere ancora in uno Stato di diritto. La decisione del governo di cancellare con un decreto le tariffe agevolate per la spedizione di giornali in abbonamento postale apre una ulteriore spaventosa voragine nel settore dell’editoria che provocherà la cancellazione di centinaia di testate e alcune migliaia di posti di lavoro tra giornalisti, amministrativi e tecnici. Il decreto interministeriale, attuato da Tremonti e Scajola, farà risparmiare allo Stato italiano 200 milioni di euro all’anno. Un bel risparmio, per il Governo, un esborso gravoso e letale per i piccoli e medi editori. Attualmente Poste Italiane lavora in regime di monopolio e la liberalizzazione non partirà prima del 2011, quindi fino a quel momento non ci sarà un regime concorrenziale in grado di agevolare il settore editoriale. Attualmente la quota messa a disposizione dal governo per tre mesi, 50 milioni di euro per coprire la differenza che c’è tra la tariffa agevolata (13 centesimi, per ogni singola copia spedita in abbonamento da un giornale) e la tariffa normale (28,30 centesimi a copia riconosciuta a Poste italiane), è già esaurita. Da subito, dunque, gli editori dovranno trovare i 15,3 centesimi di differenza, calcolati su ogni spedizione, se vorranno continuare a far arrivare il proprio giornale ai lettori abbonati. La decisione del governo inoltre è arrivata senza che gli editori fossero informati e senza aver avuto il tempo di poter capire come organizzarsi diversamente, cosa pressoché impossibile se non a scapito di un aggravio di costi. Un danno anche per chi lavora nel mondo dell'editoria libraria. Le ricadute saranno pesanti non solo in termini economici per la vita delle case editrici, ma anche per la cultura e l’informazione del paese: il canale postale è infatti uno strumento fondamentale di diffusione di libri, soprattutto in quelle zone d’Italia non servite da librerie. Riteniamo questo provvedimento inaccettabile nel metodo, non è possibile cambiare dall’oggi al domani le regole in corso, e per di più senza alcun preavviso e confronto, senza tener conto che dei rapporti contrattuali esistenti – che coinvolgono editori, operatori ed abbonati – sui quali si agisce retroattivamente. Sbagliato nel merito perché si doveva dare attuazione alle norme vigenti che stabiliscono la compensazione per Poste Spa fino alla tariffa praticata ai loro migliori clienti. Ciò avrebbe consentito di ottenere i risparmi necessari per ridurre il fabbisogno e di evitare un altro durissimo colpo all’editoria. Occorre mettere riparo rapidamente a tale improvvida decisione, perché gli aggravi economici che produce ricadono immediatamente sugli editori, gran parte dei quali, piccoli e medi, non sono in grado di sostenerli, né esistono le condizioni di mercato per trattare direttamente con Poste il costo delle spedizioni, con il rischio reale di dover cessare le pubblicazioni. Per questo motivo chiediamo l’intervento urgente delle tre più importanti cariche istituzionali per far sì che si possano ripristinare, quanto prima, sia l’agevolazione postale che il diritto soggettivo. La soppressione dei contributi alla spedizione postale non coinvolge soltanto l'area editoriale, ma - in modo forse anche numericamente prevalente - le tante pubblicazioni 'sociali' (religiose, locali, divulgative e, in genere, 'non profit') che costituiscono una non trascurabile piattaforma culturale a livello nazionale e che non avrebbero più la possibilità di esistere. «Salvare il pluralismo dell’informazione evitando allarmismi», così esortava il presidente Napolitano al Quirinale nell’ottobre 2008. Oggi siamo passati dagli allarmi ai fatti.
per adesioni: direttoreconfronti@yahoo.it ; www.articolo21.org Primi firmatari Gian Mario Gillio (direttore di Confronti); Stefano Corradino (direttore di Articolo21); Luca Maria Negro (direttore di Riforma); Valdo Spini (presidente del Cric e direttore dei Quaderni del Circolo Rosselli); Rosario Garra (segretario generale del Cric – Coordinamento riviste italiane di cultura); Giovanni Nani (direttore editoriale di 'Terra'); Lelio Grassucci (presidente onorario Mediacoop); Fulvio Fammoni (segretario confederale Cgil); Paolo Serventi Longhi; Giuseppe Giulietti (portavoce di Articolo21); Federico Orlando (presidente di Articolo 21); Tommaso Fulfaro (segretario di Articolo 21); Roberto Natale (presidente federazione nazionale stampa italiana - Fnsi); Franco Siddi (segretario Fnsi); Vincenzo Vita (senatore Pd); Nicola Tranfaglia (senatore Idv); Franco Cardini (storico e saggista); Luca Burei (editore); Luca Leone (editore); Flavio Lotti (coordinatore nazionale Tavola della pace); Primo Salani (presidente di Mediacoop); Pierluigi Sullo (direttore di Carta); Manuel Kromer (direttore Claudiana); Cecilia Brighi (dipartimento politiche internazionali Cisl); Domenico Pantaleo (segretario generale nazionale Flc-Cgil); Biancamaria Bruno (Lettera Internazionale); Loretta Veri; Giorgio Saglietti; Umberto Brancia; Marialina Marcucci; Michele Fiorillo; Maria Immacolata Macioti (sociologa); Piero Di Siena; Pasquale Colella; Giuseppe Piccinno; Tiziana Bartolini (direttore Noi Donne); Paolo Beni (presidente Arci); Lucio Bozzi; Piero Cademartori (editore); Michela Bianchi; Anna Bulzoni (editore); Emilio Carnevali (Adista-giornalista); Mostafa El Ayoubi (caporedattore Confronti); Franco Gianpiccoli (pastore valdese); Adriano Gizzi (giornalista); Gianni Macchiavelli (editore); Giuseppe Marchetti Tricamo (editore); Brunetto Salvarani (direttore di Cem Mondialità); Paolo Odello (giornalista); Giuseppe Piccinno (direttore di Tempi di predicazione -Omelie); Stefano Pittaluga (professore universitario); Sergio Ristuccia (direttore di Queste istituzioni); Giorgio Saglietti (direttore di Tempi di fraternità); Marcello Storgato (direttore di Missionari Saveriani); Gianni Rossi (giornalista); Raffaella Pelosini (editore); Agostino Paravicini Bagliani (presidente Sismel); Alessandro Olschki (editore); Luca Del Fiore (direttore Pensiero Scientifico Editore); Alberto Corsani (giornalista); Lucia Zannino (Parolechiave); Andrea Margheri (Argomenti Umani); Miriam Calamani...
per aderire e leggere le firme di chi lo ha già fatto vai su www.articolo21.org
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Quella di oggi sarà la giornata nera per l'articolo ventuno della Costituzione. Da oggi anche Confronti, su invito di Articolo21, ha deciso che listerà a lutto il proprio sito e invita tutti i siti e blog a fare lo stesso. Giuseppe Giulietti portavoce di Articolo21 ha dichiarato 'Con il voto di fiducia al Senato si compie un autentico delitto contro lo stato di diritto. Si sta realizzando l'antico sogno della Loggia P2 di oscurare i poteri di controllo. Non basta più indignarsi, per questo è necessario promuovere immediatamente una grande, unitaria manifestazione nazionale contro la macelleria politica e sociale in atto e raccoglieremo da oggi le firme per promuoverla'.
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Il DDL sulle intercettazioni all'esame di Palazzo Madama. Ne Parliamo con Andrea Purgatori giornalista, scrittore e sceneggiatore che, con il suo lavoro, ha raccontato di terrorismo, stragi, guerre. Lo ha fatto lavorando per i giornali, il cinema, la televisione. Se ne è occupato, solo per fare alcuni esempi, scrivendo della strage di Ustica ne Il Muro di Gomma, di mafia ne Il Giudice Ragazzino, di camorra in Fortapasc. Se ne è occupato sul 'Corriere della Sera', andando in giro per l’Italia e all’estero. Intervista per Articolo 21 a cura di Roberto Secci
clicca sul link
http://www.articolo21.org/1233/notizia/tagli-e-bavagli-purgatori-questo-governo.html
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 FIORI DI PACE A VERONA |
'FIORI DI PACE' IL DIALOGO IN CAMMINO
Una serie di studi psicologici dimostra quanto sia difficile la condizione adolescenziale tra i giovani israeliani sottoposti alla costante minaccia di devastanti attentati terroristici; d’altra parte è ormai ampiamente documentata la situazione degli adolescenti palestinesi, stretti dalla violenza dell’occupazione e la propaganda delle fazioni estremiste e militarizzate. Parlare di pace, in questo quadro, è molto difficile. Da qui l’importanza dei programmi educativi che consentono di incontrare l’altro direttamente, fuori dagli schemi di pregiudizio correnti, in un clima rilassato che faciliti l’incontro e l’amicizia. “Fiori di pace”, progetto promosso da 'Confronti', si tiene a Romallo (Val di Non) con l’Associazione 'Arca'; a Poppi, in Toscana, grazie al sostegno della Chiesa cristiana Avventista e a Verona con l'Associazione 'Il Germoglio'. |
 Orchestra Sinfonica Abruzzese e l'Alexian Santino Spinelli Group al Tempio valdese di Roma |
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IL DIALOGO PASSA ATTRAVERSO L'ARTE
Due concerti di solidarietà per non dimenticare; 13 novembre a Roma, 14 novembre a Lanciano
L’Orchestra Sinfonica Abruzzese e l’Alexian Group di Santino Spinelli hanno eseguito due concerti di solidarietà per l’Abruzzo il 13 novembre a Roma presso il Tempio valdese di piazza Cavour alle 18 (ingresso gratuito) e a Lanciano (Chieti) presso il Teatro Fedele Fenaroli, il 14 alle ore 21. “Romano Drom”, la lunga strada dei Rom, rappresenta un evento artistico unico e originale in cui è stata proposta musica Rom interpretata dall’Orchestra Sinfonica abruzzese con canti in lingua romanì composti da Alexian Santino Spinelli.
'I Rom abruzzesi, cittadini italiani, sono presenti in Abruzzo da oltre sei secoli e sono vicini alle famiglie aquilane duramente colpite dal terremoto – ha rilevato Spinelli in occasione della conferenza stampa – . Per la prima volta in questi eventi con la Sinfonica abruzzese la musica romanì non è stata assorbita dalla musica classica, ma al contrario l’orchestra sinfonica ha accompagnato e integrato la musica romanì.' Una commistione musicale sana e intrisa di solidarietà, anche alla luce degli ultimi sgomberi dei campi Rom avvenuti a Roma in questi giorni.
I concerti sono stati organizzati grazie al contributo delle seguenti associazioni e istituzioni: Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (Fcei) e Tavola Valdese, l’Associazione nazionale Thèm Romanò di Lanciano (Ch), la Ut Orpheus Edizioni di Bologna, la Cooperativa ERMES di Roma, l’Arci Solidarietà di Roma, la Fondazione Casa della Carità di Milano, l’Associazione Altrevie di Roma, la Compagnia Nuove Indie di Roma, l’Associazione Piemonte-Grecia Santorre di Santarosa di Torino, la Deputazione Fedele Fenaroli del Comune di Lanciano, la Federazione Romanì di Roma, la rivista Confronti nell'ambito delle iniziative DIALOG-ARTI e Articolo 21. I due eventi sono stati inoltre promossi da decine di radio e dalle riviste Focus di Milano e Intercity di Pescara.
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L'amore non sopporta tutto
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La Federazione delle donne evangeliche in Italia (FDEI), assieme alla rivista “Confronti”, ha organizzato il 3 marzo 2009 a Roma, nella Sala delle Colonne della Camera dei Deputati, una tavola rotonda dal titolo significativo: 'L’amore non sopporta tutto.Violenza sulle donne: capire le cause per curare gli effetti', tema quanto mai attuale alla luce degli ultimi eventi di cui sono state vittime le donne. Alla tavola rotonda hanno partecipatoanche diverse organizzazioni impegnate nella lotta contro questa terribile piaga sociale.
Durante l’incontro, la presidente dell’Unione Donne in Italia (UDI)ha portatol’anfora della staffetta contro la violenza sulle donne, partita il 25 novembre 2008 da Niscemi, dove Lorena Cultraro è stata uccisa dai suoi “amici”, e che concluderà il suo cammino il 25 novembre 2009 a Brescia, dove Hina Salem è stata sgozzata dal padre e dal fratello perché desiderava vestire all’occidentale.
ASCOLTA:
http://www.radiovocedellasperanza.it/mp3/pgm/att/att_1236595381_09032009.mp3
Vedi foto nella sezione immagini | |
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 'L'amore non sopporta tutto' Convegno Fdei - Confronti / vedi foto nella galleria immagini. Da sinistra: Stefano Ciccone, Elisabeth Green, Margherita Van der Veer, Domenico Maselli, Gian Mario Gillio, Pina Nuzzo. |
| IV CONFERENZA MONDIALE BATTISTA PER LA PACE E DALAI LAMA A ROMA |
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IV CONFERENZA MONDIALE BATTISTA PER LA PACE
9 - 14 febbraio tra Roma e Castel Gandolfo
La pace che viene dal basso | 
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| MAFFEI-RAPISARDA | 
| Il Dalai Lama è giunto a Roma, prima tappa del suo viaggio in Europa. Oggi il leader religioso tibetano ha ricevuto la cittadinanza onoraria dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, in una cerimonia che si è svolta presso l'Aula Giulio Cesare, alla presenza di una numerosa delegazione interparlamentare e dell'intero Consiglio Comunale. La decisione di conferire la cittadinanza onoraria al Dalai Lama è stata presa nel settembre scorso dal Consiglio Comunale per sottolineare 'il suo impegno internazionale per aver diffuso il principio della riaffermazione dei diritti umani e della riappacificazione tra i popoli'.
Vai al video... |
| DALAI LAMA |  Poppi - 'Fiori di pace' luglio 2008 |
Semi di pace “israeliani e palestinesi in dialogo”
progetto della rivista Confronti
finanziato con l’otto per mille della Chiesa valdese
...clicca nell'immagine per arrivare al sito della Chiesa cristiana avventista del settimo giorno
mercoledì 11 febbraio 2009 - ore 17 ASCOLTA...
'>Libreria Bibli
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| 27 GENNAIO: IL GIORNO DELLA MEMORIA |
Giornata della Memoria
In occasione dell’uscita del numero speciale della rivista Keshet in onore degli 80 anni di Amos Luzzatto, presidente emerito dell’Unione delle comunità ebraiche in Italia è già direttore della rassegna mensile di Israel
Breve intervento di Amos Luzzatto estratto dall'incontro di lunedì 26 gennaio Aula IV – edificio di Lettere e Filosofia - Roma. 'Il contributo ebraico al dialogo nella società multiculturale'
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| AMOS LUZZATTO | USA OGGI, USA DOMANI - CENTRO ECUMENE
Dal 5 all'8 dicembre si è svolto a Ecumene (Velletri, Roma) un campo studi sulla realtà politica e religiosa degli USA dopo l‘elezione alla Casa Bianca di Barack Obama. Sono intervenuti tra gli altri il filosofo Biagio De Giovanni, lo storico Daniele Fiorentino, il teologo Daniele Garrone, il giornalista e politologo Paolo Naso, lo studioso di geopolitica Eric Terzuolo. Importanti presenze anche dagli USA: gli interventi di Jim Winkler, responsabile dell'Ufficio “Chiesa e società” della Chiesa Metodista Unita, e di Doug Ottati, storico e teologo, docente al Davidson College del North Carolina. A introdurre i lavori il pastore Massimo Aquilante, presidente dell’Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia (OPCEMI).
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| ECUMENE 5/8-12-08 |  Catena per la Pace a Roma | CATENA PER LA PACE A ROMA 11/01/2009
Oltre un migliaio di persone hanno creato una catena umana da piazza San Marco a piazza di Porta Capena a Roma perchiedere la pace in Medio Oriente. I manifestanti si sono riuniti per sfilare in un corteo che ha costeggiato il ghetto ebraico e la sede della delegazione palestinese.
Confronti ha raccolto alcune riflessioni... Giulia Rodano, Ali Rashid, Tana De Zulueta, Giovanni Berlinguer, Paolo Cento, Pupa Garribba, Gisella Kohn
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| CATENA - PACE | | VIEDEO E RIFLESSIONI SUL MONDO DELLA SCUOLA |
A che servono classi «per stranieri»? di Simonetta Salacone
La protesta, e il dibattito che ne è seguito e che ancora coinvolge molte realtà culturali e politiche del paese, hanno poco di ideologico e molto di concreto. La mozione è stata collegata subito alla ampia serie di provvedimenti governativi che, a seguito di eventi anche drammatici avvenuti in alcuni territori del nostro paese, sono stati varati per collegare in maniera diretta l’emigrazione con i fenomeni della clandestinità, della marginalità, della sicurezza. leggi...
Simonetta Salacone è dirigente della scuola elementare Iqbal Masih, intitolata al bambino pakistano simbolo della lotta contro il lavoro infantile. Venduto dal padre ad un commerciante di tappeti, Iqbal lavorò in condizioni di schiavitù dall’età di sette anni. Lottò per i diritti dei bambini e per la liberazione dal lavoro schiavizzato. Intorno al suo impegno si animò una pressione internazionale che indusse il governo pakistano a chiudere decine di fabbriche di tappeti: furono liberati circa tremila bambini. Iqbal è stato ucciso nel 1995 all’età di 13 anni. Simonetta Salacone è anche stata per cinque anni la Presidente dell’IRSSAE (Istituto Regionale di Ricerca Sperimentazione e Aggiornamento Educativi) per il Lazio. È tra i fondatori della rete delle scuole del 14° e 15° distretto, Municipi VI e VII di Roma est, che comprende scuole dalle materne alle superiori. Abbiamo raccolto la sua opinione e quelle di altri esperti e docenti in occasione dell'incntro organizzato dalla nostra rivista presso il Liceo Mamiani di Roma.
Vai ai video...
|  Francesco Tonucci - 'Frato' |
| VIVERE LA SCUOLA | | IL DOSSIER: 'MAMMA LI ZINGARI' |
 Dossier Confronti | “MAMMA LI ZINGARI!!!”
Il dossier allegato al numero di ottobre di Confronti – rivista di politica, società, dialogo tra culture e religioni – è stato fortemente voluto: lo abbiamo ritenuto necessario in questo periodo di “strana euforia” securitaria, per andare oltre quanto si è detto e fatto in questi ultimi mesi. Un approfondimento conoscitivo – seppur non completamente esaustivo, ne siamo consapevoli – sulla popolazione romanì, realizzato con la collaborazione e il contributo del Servizio rifugiati e migranti (Srm) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei).
Puoi scaricare gratuitamente il dossier formato pdf nella sezione documenti che trovi a fondo pagina
|  Foto di Rocco Luigi Mangiavillano |
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 RADIO BECKWITH |
| 'Fiori di pace': ragazzi israeliani e palestinesi si incontreranno in Toscana a Poppi, per la quarta volta |
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'Fiori di pace': dieci ragazzi palestinesi e dieci ragazzi israeliani arriveranno in Italia a luglio per incontrarsi, conoscersi e svolgere delle attività insieme ad un gruppo di coetanei italiani. Il progetto a sostegno del dialogo per la pace e la convivenza nell'area mediorientale è giunto alla quarta edizione. È promosso dal mensile di dialogo interreligioso Confronti e finanziato con i fondi Otto per mille dell'Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del 7o giorno (UICCA). | | |  'Fiori di pace' |
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|  INFINITO EDIZIONI |
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TORNIAMO ALLA COSTITUZIONE! |
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di Andrea Leccese
Prefazione di Giuseppe Giulietti, postfazione di Luciano Corradini |
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Con il patrocinio di Articolo 21 (logo), Associazione Articolo 53 – Salvatore Scoca – Meuccio Ruini – per attuare la Costituzione, Associazione Società Civile, DemosAgorà, Fondazione Don Lorenzo Milani, Persone Oneste. |
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 Otto per mille ai valdesi |
NEL 2008 CON I FONDI DELL’OTTO PER MILLE I VALDESI HANNO FINANZIATO OLTRE 200 PROGETTI IN ITALIA E ALL’ESTERO. DUE PER LA RICERCA SULLE CELLULE STAMINALI
Con il tuo otto per mille piantiamo semi di pace, giustizia e solidarietà; promuoviamo opportunità di lavoro, cultura e formazione. In Italia e all’estero.
Laicamente, perché la laicità garantisce i diritti di tutti.
Un diario di lavoro su sociale, cinema, libri e altro |  Associazione 31 ottobre per una scuola laica e pluralista |
| Descrizione | Documento | 27 OTTOBRE 2008 VII GIORNATA DEL DIALOGO CRISTIANO ISLAMICO | 
| Lettera per VII Giornata del dialogo cristiano islamico Il Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano | 
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| Descrizione | Documento | 'Mamma li zingari' Presentazioni a Milano | 
| 'Mamma li zingari' Presentazione a Roma, libreria Rinascita | 
| Rassegna stampa Redattore Sociale - DiRE | 
| Dossier 'Mamma li zingari' - @Confronti File Pdf Dossier | 
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| Descrizione | Documento | L'ALTRA FACCIA DEL MONDO - SANKARA Convegno nazionale sull'esperienza di Thomas Sankara | 
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| 'La voce nel deserto' alla Fiera del libro di Torino con Bunna, Vittorio Martinelli, Andrea Ayassot, Andrea e Daniele Ughetto, Daniele Bertone, Gian Mario Gillio. Foto: Giovanna Rostagno |
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Il tuo fiato, ancora involontario, Soffia di tanto in tanto sulle mie giornate, lontane da ogni luogo e lo respiro, mio malgrado, in un istante sospeso tra stacco ed atterraggio, tra il vero e il falso dei miei occhi, ormai cordiali e innervositi e i tuoi scampati, increduli, circostanti e grati, che cerco di afferrare nascondendo il tentativo, mentre srotolo un presente di altalene arrugginite, di scivoli al contrario e corde troppo lise per potercisi aggrappare.
Umberto Gillio | A very strong passion, photography, accompanied me along this path, and the intense desire to document allowed me to read and tell stories of men trying to catch their sensitivity, their expectations and dreams in an attempt to reflect the 'idea of the world that we built. I was born in Sicily in the early sixties. Since 1980, live, study and work in Rome, with a heart deeply tied to the South.
Rocco Luigi Mangiavillano
| I am a free-lance based in Rome where I was born in 1963. After a Psychology Degree (Rome University, June 1988) and a Photography Diploma (School of Visual and Performing Arts, City of Westminster College of London, July 1991), at the beginning of the nineties I started taking photograps for the editorial market. Nowadays I usually work on assignments and on my own projects for national and international newspapers and magazines, for Private and Public Companies, Religious, Artistic and Humanitarian Associations. From 2005 I teach Photography in the Media at Richmond University in Rome and from 2007 I give lectures of Photojournalism at Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata in Rome.
Andrea Sabbadini | 
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da circa otto anni lavoro come addetto stampa e ghost writer per un noto deputato di sinistra che ha fatto, almeno a parole, della legalità la sua ragione di lotta politica, di vita e di morte. Un lavoro duro il mio - senza orari, nè ferie o pause - ma sempre esaltante, anche se mi ha causato e mi causa ancora qualche problema di salute per il continuo stress. Ma il mio caro deputato, nonostante ne avesse e ne abbia tuttora la possibilità, si è sempre rifiutato di regolare in qualche modo il mio contratto di lavoro.
In pratica, ho sempre lavorato in 'nero' (da lui non ho avuto mai ne un co.co.co ne un co.co.pro. o una prestazione occasionale), non potendo versare alcun contributo, se non quelli minimi, e trovandomi costretto a non dichiarare quelli, davvero esigui, finora percepiti. Compensi talmente esigui da costringermi, con la mia compagna, ad una vita alquanto 'essenziale', piena di mortificazioni e di privazioni (non possediamo neppure un'auto).
La risposta ad ogni mia richiesta di regolarizzazione o di aumento di salario è stata sempre la minaccia del licenziamento in tronco o il silenzio. Gli anni spesi al suo, letteralmente, servizio non sono, quindi, mai valsi a nulla. Come nulla sembra valere la mia professionalità e le mie pubblicazioni.
Adesso a quasi quarant'anni mi trovo senza un avvenire e a continuare a scrivere le sue dichiarazioni contro l'illegalità e il malaffare (sempre dell'opposta parte politica). Solo che ora tutto questo, oltre che psicologicamente, mi è anche fisicamente insopportabile. E il pensiero di un futuro assai incerto, fatto magari di miseria e di assenza di lavoro, mi spinge talvolta a pensieri foschi. Sono sempre stato un militante di sinistra, ho sempre votato a sinistra perché mi hanno insegnato che la sinistra sta sempre dalla parte dei lavoratori... Ma mi chiedo cosa c'entri gente come il mio capo con la sinistra, con la gente che si affanna ogni giorno sotto il sole...
In caso di pubblicazione, chiedo che venga omessa la mia firma. Grazie.
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| Il cielo come destino - Regia di Vittorio Pavoncello
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IL LIBRO...
Luca Jourdan Generazione Kalashnikov Un antropologo dentro la guerra in Congo
Editori Laterza |
| Introduzione: Sbarcare in Congo |
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Questo libro tratta della guerra nella Repubblica Democratica del Congo e dei giovani e bambini che vi hanno combattuto.
Sono sbarcato per la prima volta in Congo nel gennaio 2001, non ricordo con precisione che giorno fosse. Dico “sbarcato” perché Libenge, la cittadina della regione dell’Equateur dove ero diretto, era raggiungibile solo con una piroga. Senza manutenzione le strade in Congo scompaiono in fretta. Le piogge le trasformano in trappole di fango, con delle buche melmose profonde quanto una persona, e la foresta le avvolge come se ricucisse una ferita. A complicare le cose ci pensano i camion, che avanzano oscillando lungo le piste con i loro carichi strabordanti di persone e merci. Si infilano dentro le pozze come dei pachidermi, scavano con le ruote, slittano e schizzano poltiglia. Il motore ribolle e fuma nero senza riuscire a venirne fuori. E alla fine si spengono esausti nella fossa che si sono scavati. Per liberarli ci vogliono giorni di fatiche: corpi sudati e coperti di fango scaricano il cassone, si immergono nell’acqua limacciosa, infilano pietre e rami sotto gli pneumatici, tirano e spingono. E prima o poi il pachiderma si stanca di stare nella pozza, e con un guizzo riguadagna la strada e prosegue arrancando con il suo carico di merci e uomini.
Il Congo è un grosso pachiderma che ormai da più di dieci anni si è impantanato in una guerra orribile, talmente intricata e violenta da sembrare assurda. Non è forse di buon gusto stilare una classifica dei numerosi conflitti che affliggono il nostro pianeta per giudicarne la gravità e il grado di distruttività: la sofferenza che essi producono è innanzitutto un’esperienza soggettiva, difficile da valutare e quantificare, tanto più dall’esterno. Ciò non toglie che il bilancio della guerra in Congo è quanto mai disastroso: più di cinque milioni di morti e un paese da ricostruire e reinventare, non solo materialmente ma anche nella cultura e nella morale. Senza dubbio ci troviamo di fronte a una delle crisi più cruente e complesse che il mondo abbia conosciuto dal secondo conflitto mondiale a oggi. Eppure è raro trovarne notizia nelle pagine dei nostri giornali.
Sono arrivato in Congo proprio a causa della guerra. Le guerre, si sa, creano lavoro e all’epoca ero stato assunto da una Organizzazione non governativa (Ong) impegnata nella realizzazione di un progetto sanitario di emergenza nella regione dell’Equateur, ai confini con la Repubblica Centrafricana. Del Congo ne sapevo poco, giusto qualche lettura prima della partenza, ma l’immaginazione non ha bisogno di molti spunti. Ben presto, però, ciò che avevo fantasticato venne travolto da una realtà imprevista, che si rivelava diversa e più “forte” delle mie fantasie, attraente e ripugnante allo stesso tempo. E più di tutto prevalse il desiderio – forse illusorio – di capire e d’indagare più a fondo un mondo che in questi ultimi anni ha finito per diventare anche un po’ “il mio mondo”.
I luoghi della ricerca etnografica, oggi come nel passato, sono spesso anche luoghi di violenza e sopraffazione. Eppure gli antropologi hanno a lungo negato queste dimensioni. Non ci soffermeremo qui sulle ragioni di questa rimozione, che sono state ampiamente esaminate dagli antropologi stessi. Ciò che ci preme sottolineare è che questa mancanza non è più imputabile all’antropologia contemporanea in cui l’analisi di questi temi è divenuta centrale. Le opere di Michel Foucault e Pierre Bourdieu hannospinto gli antropologi a indagare la violenza soprattutto nelle sue dimensioni silenti e discorsive. Inoltre, a partire dalla metà degli anni Ottanta, le aree di conflitto sono divenute luoghi della ricerca etnografica che, soprattutto in ambito africanistico, ha dato vita a opere monografiche di grande interesse.
La violenza è qualcosa d’intrinseco a ogni organizzazione sociale, ma nei contesti di guerra essa si manifesta in modo esplicito e brutale, senza più filtri. Per gli studiosi che si immergono in questi luoghi non è possibile ridurre il proprio sguardo a una prospettiva vittimizzante e caritatevole. Nelle società in cui la violenza si è radicata nella quotidianità, come in Congo, perpetratori e vittime tendono a confondersi all’interno di un’enorme “zona grigia”, e la vita degli individui è in molti casi dominata dal terrore e dal sospetto reciproco. In queste condizioni l’antropologia è chiamata a riformulare le proprie prospettive e categorie: se la cultura, per riprendere la prospettiva di Clifford Geertz, è una rete di significati, un repertorio simbolico attraverso cui i soggetti conferiscono un senso particolare alla propria esistenza, allora la ricerca etnografica nei luoghi di guerra deve spesso dar conto della dissoluzione di questa rete, ovvero deve rapportarsi a soggetti, e più in generale a società, che vivono in una realtà divenuta incomprensibile. In sostanza, come osserva Dei, «se l’obbiettivo della scrittura antropologica è farci cogliere il punto di vista dei nativi, cioè ricostruire la compattezza fenomenologica del loro mondo, di fronte alla violenza radicale si tratta piuttosto di restituire il senso della dissoluzione di un mondo culturale». Ed è proprio una sensazione di dissoluzione e di vuoto, sicuramente non irrimediabili, che ho più volte percepito in Congo e che cercherò di descrivere in questo libro mettendo al centro della mia analisi i giovani e i bambini che hanno combattuto in questa guerra. È a partire dalle loro esperienze, dalle ragioni che li hanno spinti ad arruolarsi, che è possibile capire qualcosa di più di una tragedia che ancora non conosce fine.
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